RESISTANT SHAPE (cap VI). My Experience

Ultimo capitolo sulla Resistenza per Forma

Una applicazione in una mia esperienza
Cantina “Contrà Soarda” a Bassano del Grappa (VI)

Il programma
L’azienda vinicola “Vignaioli Contrà Soarda” sorge sulla zona collinare di Bassano del Grappa in provincia di Vicenza.
L’intervento, iniziato nel 1999, ha riguardato la sistemazione agraria del sito, l’impianto del vigneto, la costruzione della cantina e locali accessori (degustazione, annessi rustici) e la ristrutturazione della casa colonica ancora in corso.
La progettazione, nell’insieme, ha inteso richiamare il concetto del borgo agricolo tradizionale nel quale si è desiderato introdurre aspetti formali e tecnologici innovativi, tali da rendere l’intervento attuale, moderno. Nelle intenzioni progettuali, la cantina doveva essere un edificio quanto più possibile sotterraneo, in modo da apparire all’esterno solo parzialmente e da consentire di ottenere un microclima interno favorevole.
Di seguito verranno analizzati lo studio, il progetto e la realizzazione della BARRICAIA, perfetto esempio di Resistenza per Forma.

L’intervento edilizio
LA BARRICAIA. L’idea.
La barricaia è il cuore dell’azienda, il luogo dove produrre il vino di qualità e dove far percepire al visitatore l’alto rango del prodotto. E’ stato elaborato uno studio preliminare, determinante per realizzare il progetto dati i limiti dovuti alle altezze dei locali e a motivazioni di carattere strutturale.
L’aspetto strutturale ha rappresentato un parametro molto importante nella concezione del manufatto: si trattava di sostenere carichi verticali (nella zona della barricaia sino a 10.000 Kg/mq) e contenere azioni dovute al terreno di ricoprimento (spinte laterali) di tipo non comune.

L’orientamento progettuale si è diretto verso la realizzazione di una serie di scatole rigide formate da muri di spina e solai posti a livelli distinti, oltre ad un solaio voltato nella porzione della barricaia.

Le esperienze di alcuni maestri dell’architettura come Antonì Gaudì ed Eladio Dieste hanno stimolato la ricerca verso un sistema voltato a doppia curvatura. Se da un lato si potevano ottenere risultati estetico-formali di grande interesse, dal punto di vista statico la soluzione consentiva di chiamare in causa la resistenza per forma in ambito spaziale piuttosto che monodirezionale.

La barricaia è un vano che si articola in una sala principale (9 x 12 m), in sei nicchie poste a margine (1,5 x 3,2 m) e di una zona strombata (profonda circa 7,5 m) che consente alla stanza di entrare nella montagna sino a far divenire la roccia stessa una parete del vano.
L’idea che caratterizza questo ambiente è data da un insieme di volte a doppia curvatura che rendono la sala principale e la zona strombata un unico spazio avvolgente.
La doppia curvatura determina una lettura del solaio di copertura come l’inviluppo di un arco e di una onda sinusoidale; il passo dell’onda è di 4 metri, la luce dell’arco è di 9 metri. Queste misure determinano la cadenza delle nicchie, la posizione della scala elicoidale, la misura ed il passo strutturale della zona di produzione. In tal modo vengono tra loro combinati un aspetto estetico-formale ed uno statico dovuto alla stringente necessità di trasferire i carichi dalla zona d’imposta delle volte al terreno.
L’andamento spaziale della doppia curvatura ha obbligato a determinare i valori della freccia entro cui far scorrere la sinusoide. Anche in questo caso è stato necessario tener conto di aspetti formali (la presunta eleganza di un andamento più o meno marcato) e di aspetti statici (i diversi effetti dovuti alle forze che si scaricano alle imposte degli archi). G25
Dopo vari tentativi, che hanno fatto capire quali potessero essere le condizioni per garantire il buon esito dell’operazione (in particolare quello statico), si è stabilito che la freccia doveva essere di cm 200. Oltre a ciò, in questa fase si è stabilito, preminentemente sulla base di aspetti percettivi, che la generatrice trasversale doveva avere un’altezza rispetto al pavimento di 200 – 275 cm all’imposta e 400 – 475 cm in chiave di volta.

Materiali
Un aspetto sostanziale nella realizzazione delle volte è consistito nella scelta del materiale da costruzione: doveva essere in grado di resistere alle sollecitazioni indotte dalla forma che si voleva realizzare e, naturalmente, un elemento d’interesse estetico.

La pietra a faccia vista è parso un materiale molto interessante sul piano costruttivo ed estetico e si è deciso di utilizzare pietra calcarea con tonalità grigio-rosate in blocchi della grandezza di circa un metro cubo.
I blocchi, accumulati in cantiere, sono stati ridotti in pezzi di pietra utilizzando perforatrici e cunei in acciaio e, successivamente, con lavoro di mazzetta e scalpello, sbozzati, intagliati e martellinati in modo da poter essere pronti per la posa.
Questa operazione è stata preceduta dalla realizzazione di un campione di volta: si trattava di definire una precisa modalità di posa in quanto il risultato si sarebbe potuto valutare solamente a lavoro ultimato, al momento del disarmo dell’opera, quando non si sarebbe più stati in grado di modificare.

Si è perciò stabilito come si sarebbero dovuti posare i corsi di pietra, la loro larghezza, il tipo di lavorazione, il tipo di fuga; di conseguenza si sono potuti preparare blocchetti di pietra di misure tra loro diverse e, in ogni caso, idonee al risultato prefissato.

E’ stato necessario costruire, contemporaneamente, le tre volte principali a causa sia della statica in fase di disarmo, sia dell’esigenza di dare continuità visiva al giunto tra le volte; le riprese rappresentano, infatti, un punto in cui il materiale può avere sgradevoli sfalsamenti.
Per le casseforme si è optato per l’uso del polistirolo ad alta densità sostenuto da idoneo banchinaggio.
La cassaforma è stata realizzata da un artigiano locale e per essere prodotta e trasportata è stata suddivisa in blocchi, poi ricomposti in cantiere.

La posa dei blocchetti di pietra è stata svolta da un abile capo mastro del luogo e da un suo giovane collaboratore: ogni pietra è stata scelta “a misura”, rifinita con martellina e posata con malta impastata con inerte di tonalità giallastra, usando l’accortezza di ottenere una fuga “a vista” poco intasata.

Dopo aver posato la pietra, si è lavorata l’armatura in tondino d’acciaio per passare al getto di calcestruzzo dello spessore di 20 cm che ha completato la realizzazione strutturale delle tre volte principali.
Le casseforme dovevano, in parte, essere riutilizzate per completare la realizzazione nella zona strombata e così, dopo una settimana dal getto della cappa integrativa, la struttura è stata disarmata e messa a vista.

Per consentire un regolare deflusso dell’acqua meteorica l’estradosso delle volte è stato livellato con un impasto alleggerito; infine, si è provveduto ad impermeabilizzare e ad isolare la copertura utilizzando il polistirolo che era servito per le casseforme, tagliato a lastre. Successivamente è stata realizzata la ricopertura della zona voltata con terreno vegetale.

A lavori ultimati, i calcoli e la tecnica hanno lasciato il posto all’emozione e alla soddisfazione per un risultato cosi perfetto dal punto vista della forma, della struttura e dell’equilibrio. Tutto questo è “resistenza per forma”.

Per saperne di più digitare www.resistantshape.com

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