Resistant Shape (cap. IV) MILESTONES

Architetti del presente e del passato hanno affrontato il tema della RESISTENZA PER FORMA…

ne descrivo due esempi significativi

Eladio Dieste – Chiesa di Atlantida – 1958-60
La chiesa si presenta come un ambiente fluido e avvolgente che si compone di un’unica navata su impianto rettangolare di 16 metri per 30. In quest’opera Dieste impiega la soluzione della volta a doppia curvatura – soluzione che abbina allo sviluppo curvilineo della volta anche una generatrice curva. Il risultato è una struttura autoportante che, in virtù del suo disegno geometrico, assorbe i carichi e li elide in gran parte nei punti di flesso. Questo gli permette di coprire grandi luci con spessori esigui, generando superfici tridimensionali resistenti.
La soluzione adottata è tanto più straordinaria se si pensa che la sua realizzazione prevede l’impiego del mattone in luogo del calcestruzzo armato.
I giunti fra gli elementi in laterizio prevedono un’armatura metallica e sono riempiti con malta di sabbia e portland, e così pure la copertura viene completata con un getto di sabbia e cemento leggermente armato. Partendo da un metodo costruttivo antichissimo, Dieste ne reinventa l’applicazione attraverso l’adozione delle volte a doppia curvatura, riprendendo da un lato il senso tradizionale di una costruzione massiccia e avvolgente, e realizzando dall’altro una soluzione progettuale innovativa ed estremamente versatile.


Renzo Piano – Zentrum Paul Klee – Berna, Svizzera – 1999-2005
Le aree destinate a museo, centro studi e auditorium sono individuate in tre settori distinti che si segnalano formalmente attraverso le curve delle travi lamellari impiegate nella struttura. Gli ambienti in verità si sviluppano principalmente a livello interrato per le migliori condizioni di isolamento e coibentazione, ma si dichiarano all’esterno attraverso un deciso gesto architettonico.
Ed è l’architettura infatti, nella sua accezione di opera costruita, a dialogare con l’intorno, a segnalare la propria emergenza e, allo stesso tempo, la propria continuità con il paesaggio naturale. Le tre curve che danno forma all’opera si compenetrano con il profilo delle colline che la circondano e, nel loro sviluppo spaziale, vi affondano progressivamente, confondendosi con queste. E lì dove i carichi non si distribuiscono più lungo il disegno di una sinusoide chiusa, è proprio il terreno a sopperire alla spinta trasmessa dall’edificio, verificando una continuità strutturale fra architettura e natura.

www.resistantshape.com

Note redatte in collaborazione con l’arch.Giovanni Maria Zonta

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