2014 ski winter collection

Il buon innevamento dell’inverno appena trascorso ha consentito una grandiosa stagione sci alpinistica che, come negli anni precedenti, ho trascorso cercando di intraprendere itinerari a me sempre sconosciuti, al fine di meglio conoscere tante valli e località delle Alpi (e non solo!).

Le “gite” che ho affrontato sono numerose e spesso sono state piuttosto impegnative e di “relativo” rischio (in relazione, naturalmente, al livello, diciamo “normale”, della mia preparazione psico fisica).

Succede spesso che persone chiedano cosa mi spinge a fare queste uscite: vorrei tentare di dare una semplice risposta associandola a quella che comunemente potrei formulare parlando di itinerari svolti in ambienti “naturali” come, per esempio, possono essere il deserto o il mare.

 

Pur premettendo che gli itinerari da me solitamente frequentati sono ampiamente descritti in guide o riviste (e, perciò, “consueti”) e spesso sono “tracciati” da escursionisti che mi precedono, ogni qualvolta mi reco a fare una gita scialpinistica ho la sensazione di “scoprire” un mondo nuovo. Spesso il comprensorio o la vallata dove decido d’andare non mi sono inediti ma, essendo la gita diversa da quelle già fatte in precedenza, è come se, ogni volta, fosse la “prima”, una “prima” esperienza di scoperta, avventura, ricerca.

L’ambiente è solitamente affascinante, coinvolgente, “unico” anche se, per molti versi, spesso simile ad altri già visitati…. ma, si sa, le montagne innevate hanno su tutti un appeal superiore a quello profuso in altre stagioni…

 

I luoghi su cui mi muovo solitamente sono, dal punto di vista delle difficoltà, “alla mia portata”.

Essi però, anche per effetto delle condizioni ambientali piuttosto mutevoli, spesso divengono severi, difficili, pericolosi. E’ necessario porre molta attenzione in quanto si rischiano incidenti e disavventure: questo rapporto di vigile considerazione e rispetto dell’uomo rispetto all’ambiente è, secondo me, un principio che sta alla base di una equilibrata frequentazione del “mondo naturale”.

 

In questo moto verso la scoperta mi ritrovo a ricercare qualcosa che va oltre a ciò che già ho affrontato, da un punto di vista psico fisico, tecnico, di conoscenza dei luoghi e dell’ambiente.

Questo atteggiamento determina, in misura il più delle volte non dichiarata, una sorta di ricerca del proprio limite che si concretizza nel desiderio di “esplorare” un ambiente naturale, spesso ostile, mettendo in gioco le proprie forze, le proprie conoscenze, il proprio spirito d’adattamento.

In tal senso ritengo che “vivere l’ambiente” mi consenta di poter fare delle esperienze personali in cui metto in gioco tutto il mio “esser uomo”. Queste esperienze divengono perciò base, fondamenta per la mia vita interiore, di relazione, professionale.

 

Attribuisco grande e profondo significato al fatto di “vivere l’ambiente”.

Credo di avere grandi ricadute positive nella mia vita per effetto di frequentare l’ambiente “naturale”, in questo caso la montagna innevata.

Ritengo sia questo il motivo profondo che mi spinge a fare cose altrimenti poco “comprensibili”, ingiustificate.

 

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