La costruzione del Museo della Carta a Valstagna (VI)

Correntemente osserviamo gli edifici come ci appaiono nella loro veste finale

senza perciò renderci conto di cosa abbia rappresentato la fase di costruzione degli stessi.

Per dare testimonianza dello svolgersi di un lavoro edilizio desidero descrivere le fasi

di costruzione dell’ampliamento di un Museo a Valstagna, recentemente inaugurato.

 

L’idea del Museo della Carta a Valstagna (Vi) nasce (2005, Amministrazione Benito Sasso) dalla proposta di recuperare alcune stanze interrate un tempo facenti parte del complesso  “Cartiera Parolini” presso l’ingresso delle Grotte di Oliero.

Il progetto ha previsto la costruzione di una sala ipogea e di una struttura di collegamento verticale, adiacente all’edificio esistente.

l’idea di progetto: una sala ipogea e un ampliamento “alettato”

 

Quando si diede inizio agli scavi la realizzazione dell’interrato risultò di difficile attuazione: comparvero grandi venute d’acqua, non rilevabili durante i sondaggi preliminari a causa del loro sinuoso deflusso sotterraneo.

inizio dello scavo e rinvenimento dell’acqua sotterranea

 

Le grandi quantità d’acqua e le difficoltà tecniche per allontanarle dalla zona di costruzione fecero pensare, in un primo momento, di abbandonare l’idea di edificare!

rilievi e valutazioni tecniche sul come far defluire l’acqua sotterranea

 

lo scavo procede in mezzo all’acqua; il progetto originario prevedeva di scavare per altri due metri rispetto alla quota raggiunta nella foto

 

 

Riflettendo sul modo di convogliare l’acqua, dopo numerose notti tormentate dai pensieri del cantiere, venne l’ispirazione per risolvere il problema: sopraelevando il nuovo fabbricato interrato di un metro e venti centimetri si sarebbe potuto incanalare l’acqua sotto la costruzione, facendola defluire lungo il canale laterale del fiume Oliero.

allontanamento dell’acqua tramite pompaggio durante la prima parte dei lavori

la costruzione della condotta lungo il canale esistente a lato della nuova opera

la condotta è stata posata ad una quota tale da poter incanalare le acque sotterranee

l’acqua, opportunamente convogliata, defluisce lungo il canale posto accanto all’ex Cartiera Parolini

 

Introducendo alcuni accorgimenti al progetto (come la rastrematura in pianta della sala, il parapetto “trasparente” lungo fiume, un particolare raccordo tra pavimentazioni esterne) si sarebbe fatto in modo che la sopraelevazione si armonizzasse con il delicato contesto paesaggistico del sito.

Si potè perciò dare corso ai lavori.

 

inizia la costruzione: le venute d’acqua sono state neutralizzate!

uno dei grandi getti d’acqua sotterranea fatto scorrere sotto la platea

un altro significativo flutto convogliato sotto la fondazione

 

Furono costruite murature in calcestruzzo a faccia vista e solaio in calcestruzzo con intradosso in lamiera grecata, opportunamente coibentati, impermeabilizzati e protetti esternamente.

la costruzione può continuare all’”asciutto” con la realizzazione di muri in calcestruzzo

 

L’interrato venne eseguito in due fasi a causa dell’impossibilità di realizzare i getti in calcestruzzo in unica soluzione.

scavo e fondazione in adiacenza della costruzione esistente

esecuzione seconda fase ampliamento interrato

 

Accanto alla sala principale è stato costruito un corpo scale tale da collegare il piazzale esterno con i locali interrati (il nuovo museo e quello esistente, sotto l’edificio ex cartiera) ed il piano superiore, dove si trova una sala convegni.

parziale demolizione copertura corpo servizi pre esistente

inizio posa nuova struttura in “ferro”

posa nuova struttura in acciaio

la copertura è in lamiera grecata e getto in calcestruzzo

 

In corrispondenza di un fiotto d’acqua sotterraneo è stata realizzata una cameretta tale da consentire di vedere una parte dell’acqua che scorre sotto la costruzione.

cameretta di accesso alla venuta d’acqua sotterranea

La struttura del nuovo fabbricato fuori terra è interamente in acciaio (comunemente denominato “ferro”) avente superficie con “ossidazione controllata”.

 

Il rivestimento esterno è in acciaio cortèn (materiale che esposto all’atmosfera si riveste di una patina superficiale di colorazione bruna e cambia di tonalità col passare del tempo; tale patina costituisce una valida protezione e conferisce al prodotto una particolare vibrazione estetica).

manto di copertura in acciaio “corten”

 

posa del rivestimento di lamelle in “corten”

interno durante la fase di posa delle lamelle in corten

parapetti e scale esterne in corten e acciaio ad ossidazione controllata

 

Il nuovo corpo di fabbrica ingloba, a piano terra, i servizi igienici in muratura esistenti e, al primo piano, dispone di un foyer a servizio della sala convegni dove potranno essere allestite presentazioni temporanee.

sala ipogea

taglio di luce, “scatola” di contenimento macchine termiche in corten

la rastrematura interna del muro

 

Di seguito alcune foto del lavoro parzialmente ultimato

Questo progetto è diventato l’emblema del “rendere realizzabile l’impossibile”, grazie alla professionalità e all’ingegno dei tecnici coinvolti e la perfetta operatività dell’impresa appaltatrice che, insieme,  hanno dato vita ad una fruttuosa collaborazione a favore di un risultato finale che è funzionale, piacevole e soprattutto apprezzato dalla collettività.

Recentemente si è svolta l’inaugurazione del museo e, nonostante la grave mancanza dell’attuale amministrazione comunale nei confronti del direttore di lavori e del suo staff, risulta indelebile, seppur “invisibile”, la firma dei realizzatori.

 

progettisti:

Henry Zilio_ingegnere architetto

Stefano De Vecchi_architetto

con

Michele Baggio_architetto

Roberto Baggio_geometra

Davide Giacobbo_dottore geometra

Thomas Giacobbo_perito

Devis Rodighiero_perito

 

direzione lavori:

Henry Zilio_ingegnere architetto

 

impresa:

Edilramon srl_San Biagio di Callalta

 

responsabile del procedimento:

Dionisio Bertoncello_geometra

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